Quando i nipoti entrano nell’adolescenza, molte nonne si ritrovano di fronte a un muro invisibile ma tangibile. Quei bambini che correvano incontro con abbracci spontanei ora rispondono a monosillabi, gli sguardi sono rivolti verso lo schermo dello smartphone e le conversazioni sembrano esaurirsi prima ancora di cominciare. Questo cambiamento può generare un profondo senso di smarrimento e persino inadeguatezza, ma è fondamentale comprendere che questa distanza non rappresenta un rifiuto personale, bensì una fase evolutiva complessa che richiede un approccio relazionale completamente rinnovato.
Comprendere il mondo interiore dell’adolescente
L’adolescenza rappresenta un periodo di profonda ristrutturazione identitaria. Secondo gli studi di psicologia dello sviluppo, tra i 12 e i 18 anni il cervello attraversa una seconda grande fase di riorganizzazione neuronale, paragonabile solo a quella dei primi anni di vita. Durante questa transizione, i ragazzi sperimentano un bisogno fisiologico di differenziarsi dalle figure adulte per costruire una propria identità autonoma. Il silenzio e la chiusura non sono diretti contro la nonna, ma rappresentano un meccanismo di protezione di uno spazio interiore ancora fragile e in formazione.
Questo non significa che gli adolescenti non desiderino connessioni profonde: al contrario, cercano disperatamente autenticità e comprensione, ma attraverso codici comunicativi profondamente diversi da quelli delle generazioni precedenti. La sfida per una nonna non consiste nel forzare modalità relazionali che appartenevano all’infanzia dei nipoti, ma nell’imparare un nuovo linguaggio affettivo.
Abbattere il mito della conversazione tradizionale
Uno degli errori più comuni consiste nel cercare di instaurare dialoghi secondo schemi convenzionali. Le classiche domande “Come va a scuola?” o “Hai la fidanzatina?” spesso vengono percepite come interrogatori invasivi o, peggio ancora, come manifestazioni di un interesse superficiale e stereotipato. Gli adolescenti possiedono antenne sensibilissime per individuare l’autenticità.
Una strategia più efficace prevede la condivisione di esperienze piuttosto che l’interrogazione. Invece di chiedere, è possibile raccontare: un episodio della propria adolescenza, una difficoltà superata, un dubbio mai risolto. Questa vulnerabilità autentica crea uno spazio sicuro dove anche il ragazzo può sentirsi libero di aprirsi, senza la pressione di dover rispondere a domande dirette.
La comunicazione parallela
Gli psicologi definiscono “comunicazione parallela” quella forma di dialogo che avviene mentre si svolge un’attività insieme, senza il confronto diretto degli sguardi. Questa modalità risulta particolarmente congeniale agli adolescenti, che spesso si sentono meno esposti e giudicati. Alcune attività particolarmente efficaci includono:
- Cucinare insieme un piatto specifico, possibilmente su richiesta del nipote
- Fare una passeggiata nel quartiere o in un parco, senza una meta precisa
- Guardare insieme una serie TV o un film che interessa al ragazzo
- Svolgere attività manuali come giardinaggio, bricolage o progetti creativi
Rispettare i tempi e i silenzi
Una delle competenze relazionali più preziose con gli adolescenti è la capacità di tollerare il silenzio senza riempirlo compulsivamente. Il silenzio non è vuoto: è uno spazio dove i ragazzi elaborano pensieri, osservano, valutano se sentirsi al sicuro. Una nonna che riesce a stare accanto al nipote senza l’ansia di dover necessariamente parlare trasmette un messaggio potentissimo: “Accetto la tua presenza così come sei, senza pretese”.
Questa accettazione incondizionata rappresenta un dono raro in un’epoca dove gli adolescenti si sentono costantemente sotto pressione per performare, apparire, soddisfare aspettative. La casa della nonna può diventare un rifugio prezioso proprio se si configura come uno spazio libero da giudizi e aspettative.

Creare rituali significativi
I rituali possiedono un potere relazionale straordinario perché creano prevedibilità e sicurezza. Non devono essere complessi: può trattarsi di una colazione speciale il sabato mattina, di una passeggiata mensile in un luogo particolare, di un momento dedicato esclusivamente alla condivisione musicale. L’importante è la costanza e l’esclusività.
Questi rituali funzionano perché non richiedono negoziazione continua e permettono al rapporto di crescere attraverso la ripetizione, creando una storia condivisa che diventa parte dell’identità di entrambi. Con il tempo, questi momenti vengono interiorizzati dall’adolescente come punti fermi affettivi.
Diventare una presenza curiosa, non giudicante
Gli adolescenti sono incredibilmente sensibili al giudizio implicito. Commenti apparentemente innocui come “Ai miei tempi non si faceva così” o “Ma perché ti vesti in questo modo?” vengono percepiti come invalidazioni della loro identità in formazione. Una nonna che desidera costruire un ponte affettivo deve esercitarsi consapevolmente nella curiosità antropologica: osservare, chiedere spiegazioni con genuino interesse, sospendere il giudizio.
Questo non significa rinunciare ai propri valori, ma riconoscere che l’adolescente sta esplorando i propri. Domande come “Cosa ti piace di questa musica?” o “Cosa ti fa sentire questo videogioco?” aprono conversazioni autentiche molto più delle critiche.
L’importanza della memoria emotiva
Secondo la ricerca neuroscientifica, gli adolescenti formano ricordi emotivi particolarmente intensi e duraturi. Anche se oggi i nipoti sembrano distanti o disinteressati, le esperienze positive vissute con la nonna si sedimentano profondamente. Recenti studi hanno collegato forti legami con i nonni a tassi più bassi di depressione nell’adolescenza, confermando quanto questi rapporti siano preziosi per il benessere emotivo dei ragazzi.
Spesso è solo in età adulta che i giovani riconoscono e verbalizzano l’importanza di quelle presenze che sono rimaste costanti durante la turbolenza adolescenziale. Questo significa che l’investimento affettivo di una nonna, anche quando sembra non produrre risultati immediati, sta in realtà costruendo un patrimonio relazionale che darà frutti nel tempo. La costanza della presenza vale più dell’intensità della conversazione.
Il rapporto tra nonne e nipoti adolescenti richiede il coraggio di reinventarsi, lasciando andare l’immagine del nipote bambino e accogliendo una persona in trasformazione. Questa transizione può essere dolorosa, ma rappresenta anche un’opportunità straordinaria: costruire un legame adulto, fondato su rispetto reciproco e autenticità, che accompagnerà entrambi per tutte le stagioni future della vita.
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