Perché il merluzzo economico si restringe in padella: scopri cosa contiene davvero quello che mangi

Quando al supermercato ci imbattiamo in una confezione di filetti di merluzzo in promozione, la tentazione di riempire il carrello è forte. Il prezzo conveniente, la praticità di un prodotto già porzionato e pronto da cucinare, l’idea di portare in tavola del pesce senza spendere una fortuna: tutto sembra perfetto. Eppure dietro quella convenienza si nasconde spesso una realtà nutrizionale molto diversa da quella che immaginiamo. Il merluzzo, soprattutto le specie Gadus morhua e affini commercializzate come “cod” o “hake”, è tra i pesci bianchi più consumati in Europa, apprezzato per il basso contenuto di grassi e il buon apporto proteico. Ma cosa succede quando viene sottoposto a processi industriali intensivi?

Cosa si nasconde dietro un prezzo troppo conveniente

Quando il costo al dettaglio scende molto al di sotto della media di mercato, raramente si tratta di pura fortuna. Spesso quella convenienza è il risultato di una maggiore trasformazione industriale: glasse di protezione, aggiunta di acqua e additivi, panature estese. Questi processi riducono la densità nutrizionale per grammo di prodotto venduto rispetto al pesce intero o ai filetti naturali. In pratica, paghiamo meno perché stiamo comprando meno pesce effettivo e più ingredienti accessori che poco hanno a che fare con il valore nutrizionale che cerchiamo.

Il sodio nascosto: un problema silenzioso

Il pesce fresco contiene naturalmente poco sodio, generalmente nell’ordine di 60-100 mg per 100 grammi per il merluzzo non trattato. Il problema sorge con i prodotti trasformati: l’impiego di salamoie, sali e altri ingredienti può portare il contenuto di sodio anche oltre 300-400 mg per 100 grammi di prodotto, circa tre-quattro volte i valori del pesce fresco. Per chi soffre di ipertensione o semplicemente vuole mantenere uno stile di vita sano, questo rappresenta un aspetto tutt’altro che trascurabile.

Le linee guida nutrizionali indicano una soglia di circa 2 grammi di sodio al giorno come limite superiore raccomandato per adulti sani. Una porzione abbondante di pesce fortemente salato, ad esempio 200 grammi di prodotto con 400-500 mg di sodio per 100 grammi, può rappresentare una quota significativa dell’introito giornaliero, specialmente se sommata al sodio introdotto con pane, salumi, formaggi e altri alimenti trasformati che già consumiamo quotidianamente.

Polifosfati: quando l’acqua costa come il pesce

L’uso di polifosfati come difosfati, trifosfati e altri additivi simili in prodotti ittici è ammesso dalla normativa europea, a condizione che siano dichiarati in etichetta. Ma qual è la loro funzione? Questi composti aumentano la capacità di trattenere acqua nelle proteine muscolari, determinando un peso commerciale più elevato a parità di contenuto proteico reale. In altre parole, stiamo pagando acqua al prezzo del pesce.

Durante la cottura questa acqua trattenuta tende a essere rilasciata, con una perdita di peso maggiore rispetto a filetti senza polifosfati e con una densità proteica inferiore. Chi non ha mai visto il proprio filetto di merluzzo ridursi drasticamente in padella, rilasciando un liquido biancastro? Ecco spiegato il motivo.

Come riconoscere i filetti trattati

  • Presenza nella lista ingredienti di diciture come “difosfati”, “trifosfati”, “polifosfati” o codici E450, E451, E452
  • Aspetto del filetto molto lucido e gonfio, spesso con una glassa visibile
  • Consistenza più spugnosa o troppo morbida dopo lo scongelamento
  • Notevole rilascio di liquido in padella durante la cottura

La panatura che maschera la qualità

Bastoncini e filetti di pesce panati sono comodi, piacciono ai bambini e sembrano un modo semplice per portare il pesce in tavola. Ma analisi nutrizionali mostrano che in molti prodotti la panatura rappresenta gran parte del peso, con percentuali di pesce spesso tra il 50 e il 65%. In questi casi aumentano in modo netto i carboidrati raffinati e i grassi derivanti dall’olio di frittura, mentre la quota proteica per 100 grammi di prodotto è più bassa rispetto al filetto semplice.

Il profilo nutrizionale di questi prodotti diventa più simile a quello di un alimento da fast food che a un pesce bianco fresco: più energia da grassi e carboidrati, meno proteine e spesso più sale. Se l’obiettivo è nutrirsi in modo equilibrato, questi prodotti vanno consumati con consapevolezza e moderazione, non come soluzione abituale.

Leggere l’etichetta: un gesto di tutela personale

La normativa europea impone l’indicazione chiara degli ingredienti, degli additivi e della dichiarazione nutrizionale per la maggior parte dei prodotti trasformati. Per i prodotti ittici sono richieste anche informazioni su denominazione della specie, metodo di produzione, pescato o allevato, e zona di cattura. Eppure quante volte ci fermiamo davvero a leggere queste informazioni?

Per molti merluzzi naturali surgelati senza aggiunta di sale, i produttori riportano valori di sodio nell’ordine di 60-120 mg per 100 grammi. Valori molto più alti sono indice di salagione o aggiunta di ingredienti salati. Quando la percentuale di pesce è intorno o sotto il 60%, i dati nutrizionali mostrano che una parte consistente del prodotto è costituita da panatura e grassi, con un rapporto proteine-carboidrati molto diverso dal merluzzo fresco.

Alternative consapevoli senza rinunciare alla praticità

Le linee guida nutrizionali suggeriscono di consumare pesce regolarmente, preferendo preparazioni semplici e meno trasformate. I filetti di merluzzo surgelati al naturale, senza aggiunta di sale o additivi, mantengono un profilo nutrizionale sovrapponibile al pesce fresco se la catena del freddo è rispettata. La surgelazione rapida permette di preservare buona parte del contenuto proteico e dei micronutrienti, con perdite limitate.

Un’altra strategia è variare tra specie ittiche diverse e scegliere tagli meno pregiati ma equivalenti dal punto di vista nutrizionale: porzioni centrali, pesce intero sfilettato in casa, specie meno richieste come alcuni pesci azzurri locali. La diversificazione delle specie consumate contribuisce sia alla sostenibilità degli stock ittici sia alla possibilità di trovare buone fonti proteiche a prezzi moderati.

Il vero costo di un risparmio apparente

Parte del risparmio del prezzo al chilo può dipendere da una maggiore quota di acqua, panatura, oli e additivi, e da una minore densità nutrizionale complessiva. Dal punto di vista della salute, conviene considerare non solo il prezzo al chilo, ma anche il contenuto effettivo di nutrienti utili come proteine di buona qualità e micronutrienti, e i fattori critici come sodio e grassi aggiunti.

Un filetto apparentemente più costoso ma composto quasi esclusivamente da pesce, senza o con pochi additivi, con valori nutrizionali vicini a quelli del merluzzo fresco, può rappresentare nel lungo periodo una scelta più favorevole per la salute rispetto a prodotti molto economici ma ricchi di panatura, sale e grassi. Il valore di un alimento non va misurato solo in termini di costo immediato, ma in relazione al suo impatto sul benessere complessivo.

L’attenzione ai dettagli durante la spesa non significa rinunciare alla convenienza, ma esercitare il proprio diritto a scelte informate e consapevoli. Il carrello della spesa è uno strumento potente nelle nostre mani: usarlo con cognizione significa tutelare non solo il nostro benessere, ma anche sostenere pratiche produttive più trasparenti e rispettose del consumatore. La consapevolezza alimentare passa attraverso la capacità di valutare il rapporto tra prezzo e valore nutrizionale effettivo, trasformando ogni acquisto in un investimento per la propria salute.

Quando compri merluzzo surgelato cosa controlli per primo?
Solo il prezzo in offerta
La percentuale effettiva di pesce
Il contenuto di sodio
La presenza di polifosfati
Non controllo mai l'etichetta

Lascia un commento