Quando una nonna osserva la propria nipote adolescente chiudersi in se stessa, sminuire ogni suo risultato e vivere nel terrore del giudizio altrui, il cuore si stringe. Quella ragazza che da bambina correva spensierata e sicura di sé sembra improvvisamente trasformata in un’ombra fragile, incapace di riconoscere il proprio valore. Questa situazione, purtroppo sempre più diffusa tra le adolescenti, richiede un intervento delicato ma strategico, dove il ruolo dei nonni può rivelarsi sorprendentemente determinante.
Il potere invisibile del legame nonni-nipoti nella costruzione dell’autostima
La figura dei nonni rappresenta uno spazio emotivo unico nella vita di un’adolescente. A differenza dei genitori, spesso percepiti come giudici o controllori durante questa fase delicata, i nonni incarnano una presenza affettiva meno carica di aspettative immediate. Gli studi dimostrano che i grandi genitori migliorano l’autostima fornendo agli adolescenti un’importante fonte di validazione esterna che non compete direttamente con l’autorità genitoriale.
Questa posizione privilegiata permette alle nonne di agire come specchi positivi, riflettendo alla nipote un’immagine di sé più autentica e completa rispetto a quella distorta che lei stessa percepisce. Il segreto sta nel farlo con autenticità , evitando complimenti generici che suonano vuoti alle orecchie critiche di un’adolescente.
Strategie concrete per ricostruire la fiducia dal basso
Riconoscere senza etichettare
Il primo errore da evitare è bombardare la nipote con affermazioni generiche come “sei bravissima” o “sei bellissima”. Gli adolescenti con bassa autostima hanno sviluppato potenti filtri mentali che scartano automaticamente questi messaggi considerandoli falsi o interessati. La chiave è l’osservazione specifica e descrittiva.
Invece di dire “sei intelligente”, una nonna può commentare: “Ho notato come hai spiegato quel concetto a tuo fratello usando un esempio che lui potesse capire. Ci vuole sensibilità per adattare il proprio linguaggio all’altro”. Questo approccio, utilizzato nella terapia cognitivo-comportamentale, bypassa le difese mentali perché si basa su fatti concreti osservabili e promuove l’autostima attraverso rinforzi specifici.
Condividere le proprie vulnerabilità storiche
Le adolescenti con bassa autostima spesso si sentono sole nella loro inadeguatezza, convinte che tutti gli altri siano naturalmente sicuri e capaci. Una nonna può rompere questa illusione condividendo episodi autentici della propria giovinezza, momenti in cui ha dubitato di sé, ha commesso errori o ha affrontato il giudizio degli altri.
Raccontare di quella volta che ha rinunciato a un’opportunità per paura, o di quando ha scoperto un proprio talento solo per caso e in età adulta, normalizza le difficoltà attuali della nipote. L’importante è evitare il finale moralista del tipo “e poi ho capito che dovevo credere in me stessa”. Meglio lasciare la storia aperta, magari ammettendo che certe paure non spariscono mai completamente, ma si impara a conviverci. Condividere storie riduce l’isolamento emotivo e crea un ponte generazionale autentico.
Creare esperienze di competenza progressiva
La ricerca in psicologia motivazionale ha dimostrato che l’autostima non si costruisce con le parole ma attraverso esperienze ripetute di padronanza. Una nonna può diventare architetto di queste esperienze, creando situazioni in cui la nipote possa sperimentare concretamente le proprie capacità .

Il metodo delle sfide graduate
Si tratta di identificare un’area di potenziale interesse della nipote e costruire insieme un percorso fatto di piccoli passi progressivi. Se mostra curiosità per la cucina, non si inizia preparando una torta a tre piani per venti persone, ma magari imparando a fare una frittata perfetta, poi una pasta fresca, poi un dolce semplice.
Ogni piccolo successo diventa un mattone concreto su cui costruire. La nonna agisce come impalcatura, offrendo il giusto supporto che permette alla nipote di arrivare leggermente oltre ciò che riuscirebbe a fare da sola, senza sostituirsi a lei.
Valorizzare l’impegno più del risultato
Carol Dweck, psicologa dell’Università di Stanford, ha dimostrato come il modo in cui riconosciamo i successi influenzi profondamente l’autostima. Lodare l’intelligenza o il talento innato crea fragilità , perché l’adolescente teme che ogni fallimento riveli una mancanza di doti naturali.
Una nonna saggia commenta invece lo sforzo, la strategia, la perseveranza: “Hai continuato a provare finché non hai trovato il modo giusto” oppure “Hai pensato a un approccio che non avevo considerato”. Questo costruisce una mentalità di crescita, dove l’errore diventa informazione utile e non conferma di inadeguatezza.
Gestire il tema del giudizio altrui
La paura del giudizio degli altri è spesso il nucleo centrale della bassa autostima adolescenziale, amplificata oggi dai social media e dalla cultura della performance continua. Una nonna può offrire una prospettiva che solo l’esperienza di vita può dare.
- Relativizzare senza minimizzare: riconoscere che il giudizio degli altri fa male, ma anche condividere come, con gli anni, si scopre che la maggior parte delle persone è troppo occupata con le proprie insicurezze per giudicare davvero gli altri
- Distinguere opinioni da verità : aiutare la nipote a capire che qualcuno può pensare che non sia brava in qualcosa, ma questo non rende vera quell’opinione
Quando coinvolgere i genitori e quando agire autonomamente
Il rapporto tra la nonna e i genitori della ragazza richiede equilibrio. In alcuni casi, i genitori stessi possono inconsapevolmente alimentare la bassa autostima con aspettative rigide, confronti con fratelli o coetanei, o un’eccessiva enfasi sul rendimento scolastico.
Una nonna può aprire delicatamente questo dialogo, condividendo le proprie osservazioni senza accusare: “Ho notato che Maria si svaluta molto quando parla dei suoi voti. Forse potremmo tutti concentrarci più su quello che impara che sui numeri?”. Se la situazione appare più seria, con segnali di ritiro sociale estremo, disturbi alimentari o accenni depressivi, è fondamentale suggerire un supporto psicologico professionale.
Il viaggio verso un’autostima solida è lungo e non lineare. Ci saranno giorni in cui la nipote sembrerà rinata e altri in cui ricadrà nelle vecchie spirali di autosvalutazione. La costanza della presenza della nonna, quella figura che crede in lei anche quando lei non ci riesce, può diventare l’ancora che le permetterà , un giorno, di riconoscere finalmente il proprio valore. Non attraverso grandi gesti, ma attraverso la ripetizione quotidiana di uno sguardo che vede, riconosce e celebra chi lei è davvero.
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