Quando i figli crescono e diventano giovani adulti, molte madri si trovano in una zona grigia emotiva difficile da navigare. Il passaggio da genitore di un adolescente a confidente di un adulto non avviene con un interruttore, ma richiede una trasformazione profonda del proprio ruolo. Secondo uno studio recente, il 45% dei giovani adulti tra i 18 e i 29 anni vive ancora con almeno un genitore, una percentuale che rende ancora più complessa la definizione di confini sani e funzionali.
La difficoltà nel tracciare questi limiti non è un fallimento personale, ma il risultato di anni trascorsi a mettere i bisogni dei figli al centro della propria esistenza. Tuttavia, quando questa dinamica persiste oltre il necessario, può trasformarsi in un ostacolo alla crescita emotiva di entrambe le parti.
Quando l’amore diventa invischiamento
Esiste una differenza sostanziale tra essere una madre presente e diventare emotivamente dipendente dai propri figli adulti. Lo psichiatra Salvador Minuchin ha descritto l’invischiamento come una condizione in cui i confini tra le identità individuali diventano così sfumati da impedire lo sviluppo di un’autonomia sana. È un meccanismo subdolo che si maschera da amore incondizionato, ma che in realtà limita la libertà di entrambi.
Alcuni segnali che indicano la presenza di confini poco chiari includono sentirsi responsabili delle scelte e delle emozioni dei figli adulti, intervenire costantemente per risolvere i loro problemi pratici o relazionali, sperimentare ansia o senso di vuoto quando prendono decisioni autonome. C’è anche chi si aspetta di essere informata su ogni dettaglio della loro vita quotidiana o utilizza il senso di colpa come strumento per mantenere vicinanza emotiva.
Le radici profonde della difficoltà
Comprendere perché stabilire confini risulti così complesso è il primo passo verso il cambiamento. Per molte donne, l’identità materna è diventata l’identità principale, oscurando altri aspetti del sé. Quando i figli crescono, emerge un vuoto che spaventa e disorienta, un territorio inesplorato che può generare panico.
La psicologa clinica Judith Viorst definisce questo passaggio come una delle perdite necessarie della vita adulta, un lutto autentico che richiede elaborazione. Riconoscere la tristezza legata al cambiamento del proprio ruolo non è debolezza, ma onestà emotiva. Il problema sorge quando questa tristezza viene gestita attraverso il controllo o l’iperprotezione, invece che attraverso l’accettazione.
Il paradosso del sacrificio materno
La cultura italiana ha storicamente celebrato il modello della madre sacrificale, quella figura che rinuncia a tutto per i figli. Questo archetipo, profondamente radicato, può diventare una gabbia dorata. Quando il sacrificio diventa l’unica modalità relazionale, si crea un debito emotivo implicito che i figli percepiscono e che può generare senso di colpa, ribellione o dipendenza patologica.
La ricerca mostra che il 57% degli adulti tra 18 e 24 anni vive con i genitori, una realtà che amplifica la necessità di ridefinire i ruoli familiari. I giovani adulti che sperimentano maggiore autonomia decisionale nelle proprie famiglie sviluppano livelli più elevati di autostima, benessere emotivo e capacità di problem-solving nella vita adulta.
Ridefinire il ruolo senza perdere la connessione
Stabilire confini non significa costruire muri, ma creare porte che possano aprirsi e chiudersi secondo necessità. Significa passare da una relazione verticale, dove la madre guida e protegge, a una relazione più orizzontale, dove due adulti si rispettano reciprocamente.

Pratica l’ascolto senza soluzione immediata. Quando un figlio adulto condivide un problema, l’impulso materno è di risolverlo. Invece, prova a chiedere: “Come pensi di affrontare questa situazione?” oppure “Di cosa hai bisogno da me in questo momento?”. Questa semplice domanda restituisce responsabilità e dignità all’altro, riconoscendolo come adulto capace di gestire la propria vita.
Coltiva una vita indipendente. I confini più efficaci nascono da una vita piena e significativa al di fuori del ruolo materno. Investire in hobby, relazioni amicali, progetti personali o professionali non è egoismo, ma un modello potente di autonomia che insegna ai figli che la realizzazione personale continua in ogni fase della vita.
La comunicazione trasparente come fondamento
Parlare apertamente delle aspettative reciproche è un atto di coraggio e rispetto. Molte tensioni familiari nascono da presupposti non espressi: la madre si aspetta una telefonata quotidiana, il figlio ritiene sufficiente sentirsi una volta a settimana. Nessuno dei due è nel torto, semplicemente non hanno mai verbalizzato le proprie necessità.
Organizzare una conversazione calma, senza toni accusatori, dove ciascuno può esprimere i propri bisogni usando il “io” invece del “tu” può trasformare radicalmente le dinamiche familiari. Dire “Mi sento più tranquilla quando so come stai” invece di “Non ti fai mai sentire” cambia completamente il tono del dialogo.
Il rispetto come forma superiore di amore
Lo psicoanalista Takeo Doi ha studiato il concetto giapponese di “amae”, che descrive una forma di dipendenza affettiva considerata positiva nelle prime fasi della vita, ma che deve evolversi verso l’autosufficienza. Questa evoluzione non cancella l’amore, lo raffina, lo rende più maturo e consapevole.
Rispettare le scelte dei figli adulti, anche quando non le condividiamo, è una delle prove d’amore più mature. Significa riconoscere che hanno il diritto di sbagliare, di imparare attraverso le proprie esperienze, di costruire una vita che potrebbe essere molto diversa da quella che avremmo immaginato per loro. È un esercizio di fiducia continuo.
Quando chiedere supporto professionale
Se la difficoltà nel stabilire confini genera sofferenza significativa, ansia persistente o conflitti familiari intensi, rivolgersi a un terapeuta familiare non è un segno di fallimento ma di responsabilità. Un professionista può offrire strumenti concreti e uno spazio neutrale dove esplorare le dinamiche sottostanti senza giudizio.
Le madri che intraprendono questo percorso spesso scoprono che dietro la difficoltà di lasciare andare si nascondono paure più profonde: di non essere più necessarie, di perdere significato, di affrontare aspetti della propria vita rimasti in sospeso. Affrontare queste paure non solo migliora il rapporto con i figli, ma apre possibilità inaspettate di crescita personale.
Ridefinire i confini con i figli giovani adulti è un atto di generosità verso se stesse e verso di loro. È il regalo più prezioso che una madre possa fare: la libertà di diventare pienamente se stessi, rimanendo comunque legati da un affetto autentico, scelto ogni giorno e non imposto dall’abitudine o dal bisogno. Questo processo richiede tempo, pazienza e compassione, ma trasforma profondamente la qualità delle relazioni familiari.
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