Questo è il modo in cui scrivi su WhatsApp che rivela bassa autostima, secondo la psicologia

Hai presente quando ti ritrovi a rileggere lo stesso messaggio quattro volte prima di premerlo? O quando aggiungi “scusa se ti disturbo” anche solo per chiedere l’ora? Ecco, fermati un secondo. Perché dietro questi gesti apparentemente innocui potrebbe nascondersi qualcosa di più profondo: il tuo livello di autostima sta parlando, anche se tu non te ne accorgi.

Non stiamo parlando di un oroscopo digitale o di analisi da quattro soldi. Ci sono ricerche serie che hanno studiato il comportamento online, e quello che hanno scoperto è piuttosto illuminante. Il modo in cui scriviamo su WhatsApp può essere una finestra spalancata sulla nostra sicurezza interiore, o sulla sua mancanza.

La Scienza Non Mente: Cosa Dicono Gli Studi

Facciamo un passo indietro. Già nel 2003, lo psicologo Scott Caplan aveva capito qualcosa di importante: le persone che faticano nelle relazioni sociali o che hanno difficoltà a tollerare l’incertezza tendono a comportarsi in modi specifici quando comunicano online. Controllano ossessivamente i messaggi, riscrivono ogni singola frase, cercano di gestire ogni minimo dettaglio per ridurre l’ambiguità. In pratica, trasformano WhatsApp in un campo minato dove ogni parola può essere quella sbagliata.

Ma non è finita qui. Uno studio pubblicato nel 2012 su una delle riviste più autorevoli di psicologia digitale ha messo il dito nella piaga: la paura del giudizio degli altri influenza enormemente come scriviamo online. E indovina chi è più vulnerabile a questa paura? Chi ha poca fiducia in se stesso.

Nel 2016 e 2017, altri ricercatori hanno portato avanti il discorso. Błachnio e il suo team, seguiti da Andreassen, hanno dimostrato che chi ha un’autostima fragile usa i social media e le app di messaggistica principalmente per una cosa: cercare conferme. Ogni messaggio diventa una piccola richiesta mascherata di approvazione, un “dimmi che vado bene” travestito da conversazione normale. E quando arriva quella risposta positiva, quella rassicurazione? Ci sentiamo meglio. Il problema è che dura poco, e alla lunga può creare una vera dipendenza da questo feedback esterno.

I Segnali Che Forse Non Hai Mai Notato

Ora arriviamo al dunque. Quali sono questi comportamenti rivelatori? Preparati, perché potresti riconoscerti in almeno uno di questi.

Scuse Su Scuse Su Scuse

Se inizi praticamente ogni messaggio con “scusa se ti disturbo”, “scusa per il ritardo”, “scusa se ti scrivo ancora”, abbiamo un problema. Non perché essere educati sia sbagliato, ma perché ti stai letteralmente scusando per esistere. Stai dicendo all’altra persona che non credi di meritare la sua attenzione, che la tua presenza è un peso di cui devi chiedere perdono.

Questo riflette quello che gli psicologi chiamano autostima relazionale: quanto crediamo di valere nelle nostre relazioni. Chi ne ha poca presume automaticamente di essere un fastidio, qualcosa da cui scusarsi in continuazione. E il bello, o meglio il brutto, è che lo facciamo senza nemmeno rendercene conto.

La Sindrome del Riscrivi e Cancella

Quante volte hai scritto un messaggio, cancellato tutto, riscritto con parole diverse, cambiato di nuovo il tono, e così via per dieci minuti solo per dire “Ok, ci vediamo alle otto”? Se la risposta è “troppe per contarle”, benvenuto nel club dell’editing compulsivo.

Caplan aveva identificato questo comportamento già vent’anni fa. Non stiamo parlando di correggere un refuso, ma di riscrivere completamente il messaggio perché niente sembra mai abbastanza giusto. È il bisogno ossessivo di controllare come gli altri ci percepiscono, come se ogni messaggio fosse un esame da superare. La paura di sbagliare è talmente forte che passiamo minuti, a volte anche più tempo, a perfezionare una semplice risposta che la maggior parte delle persone scriverebbe in cinque secondi.

Quei Punti Interrogativi Che Non Servono

Trasformare affermazioni in domande è un altro segnale classico. Invece di scrivere “Ci vediamo alle otto”, metti “Ci vediamo alle otto???”. Quei tre punti interrogativi non sono lì per caso: stanno cercando disperatamente una conferma, una rassicurazione che tutto vada bene, che l’altra persona non sia arrabbiata, che tu non abbia detto qualcosa di sbagliato.

Gli studi di Ryan e Xenos del 2011 hanno mostrato che le persone con bassa autostima e ansia sociale tendono a interpretare i segnali ambigui online in modo negativo. Quindi, per evitare questa ambiguità che li terrorizza, trasformano tutto in una richiesta esplicita di approvazione. Anche quando non ce n’è bisogno.

Minimizzare le Tue Opinioni Prima Ancora di Esprimerle

“Forse sbaglio, ma…”, “Non so se ha senso, però…”, “Magari è una stupidaggine, ma…”. Se le tue opinioni escono sempre con una clausola di autodisclaimer, c’è qualcosa che non va. Stai fondamentalmente dicendo che le tue idee non hanno valore, che accetti in anticipo che possano essere sbagliate o ridicole.

Questo pattern riflette un dialogo interno durissimo. Prima ancora che qualcun altro possa giudicarti, ti stai già giudicando tu, e lo stai facendo in modo spietato. È come se non ti sentissi autorizzato ad avere un’opinione senza chiedere scusa per averla.

L’Ossessione Delle Spunte Blu

Parliamo dell’elefante nella stanza: il controllo compulsivo delle spunte blu. Controllare se qualcuno ha letto il tuo messaggio è normale. Controllarlo ogni trenta secondi, costruire scenari apocalittici se la risposta non arriva subito, interpretare il “visualizzato” senza risposta come un rifiuto personale? Quello è un altro paio di maniche.

Le ricerche sulla comunicazione digitale hanno evidenziato che questo comportamento è legato a quello che viene chiamato intolleranza dell’incertezza. Chi ha bassa autostima fatica enormemente a stare in quella zona grigia dell’attesa, perché la mente inizia immediatamente a riempire il vuoto con interpretazioni negative. “Non ha risposto subito? Significa che è arrabbiato con me. O peggio, che non gliene importa nulla di me.”

Cosa rivela di più la tua insicurezza su WhatsApp?
Scuse inutili
Riscrittura compulsiva
Attese ossessive
Frasi con punto di domanda

E WhatsApp, con le sue spunte blu sempre visibili, il “online” che ti fa sapere che l’altra persona è lì ma non ti risponde, è praticamente progettato per alimentare queste ansie. È come dare un coltello a chi ha già una ferita aperta.

Il Circolo Vizioso della Validazione Esterna

Ma perché succede tutto questo? Alla base c’è un meccanismo psicologico preciso: il bisogno di approvazione esterna. Quando l’autostima è fragile, non abbiamo una base interna solida su cui appoggiarci. Non ci fidiamo del nostro valore, quindi cerchiamo continuamente conferme fuori, nelle reazioni degli altri, nelle risposte immediate, nell’assenza di conflitti.

Gli studi hanno dimostrato che questa ricerca di validazione può effettivamente farci stare meglio temporaneamente. Quando riceviamo quella risposta positiva, quando qualcuno ci rassicura, ci sentiamo sollevati. Ma è come mangiare cioccolata quando sei stressato: funziona sul momento, poi l’effetto svanisce e il problema di fondo resta identico. Anzi, può creare una vera dipendenza da questo feedback esterno, rendendo ancora più difficile sviluppare una sicurezza interna.

Il Paradosso: Creiamo Quello Che Temiamo

E qui arriva la parte più subdola. Questi comportamenti possono effettivamente creare le situazioni che temiamo. Quando ci scusiamo costantemente, quando minimizziamo tutto quello che diciamo, quando trasformiamo ogni frase in una domanda insicura, stiamo comunicando agli altri che non siamo sicuri di noi stessi. E questo può influenzare come ci trattano.

Non è cattiveria da parte loro. È semplicemente che reagiscono ai segnali che mandiamo. Se ti presenti sempre come insicuro, qualcuno potrebbe davvero iniziare a prendere meno sul serio le tue opinioni. Se ti scusi per tutto, qualcuno potrebbe effettivamente iniziare a vederti come invadente. È quello che in psicologia si chiama profezia che si autoavvera: creiamo esattamente la realtà che temevamo.

Cosa Puoi Fare Partendo da Subito

La bella notizia? Riconoscere questi pattern è il primo vero passo verso il cambiamento. La consapevolezza ha un potere enorme. Ecco alcune strategie pratiche basate sulle ricerche sul comportamento digitale.

Inizia a scrivere messaggi diretti senza scuse preventive. Invece di “Scusa se ti disturbo, ma hai quell’informazione?”, prova semplicemente con “Ciao! Hai quell’informazione di cui parlavamo?”. All’inizio ti sembrerà strano, forse anche scortese. Ma non lo è: stai solo comunicando in modo chiaro e rispettoso, sia del tuo tempo che di quello altrui.

Concediti massimo due riscritture per messaggio, a meno che non ci siano errori oggettivi da correggere. Questa limitazione ti costringe a fidarti della tua prima o seconda formulazione, riducendo l’editing compulsivo e l’ansia da perfezione che lo accompagna.

Quando stai per aggiungere tre punti interrogativi a un’affermazione, fermati. Chiediti: sto davvero facendo una domanda o sto cercando rassicurazione? Se è la seconda, lascia l’affermazione com’è. “Ci vediamo alle otto” è una frase completa e perfettamente valida.

Se ti sorprendi a controllare ossessivamente se qualcuno ha letto il tuo messaggio, prova questa tecnica: dopo aver inviato un messaggio, chiudi l’app e fai qualcos’altro per almeno trenta minuti. All’inizio sarà difficile, ma con la pratica diventerà più facile tollerare quell’incertezza. Stai allenando la tua capacità di stare nell’attesa senza riempirla di interpretazioni negative.

Il Tuo Dialogo Interno Sta Scrivendo i Tuoi Messaggi

Alla fine, il modo in cui comunichiamo su WhatsApp è solo un riflesso del modo in cui parliamo a noi stessi. Se il tuo dialogo interno è pieno di critiche, dubbi e autosvalutazione, questo emergerà inevitabilmente nei tuoi messaggi. È impossibile che non succeda.

Lavorare sull’autostima non significa diventare arroganti o smettere di essere gentili. Significa sviluppare una base interna solida, un senso di valore che non dipende costantemente dalla validazione degli altri. Significa imparare a fidarti di te stesso, delle tue parole, delle tue opinioni.

Le ricerche sulla comunicazione digitale ci mostrano qualcosa di fondamentale: i nostri comportamenti online non sono separati dalla nostra psicologia. Sono un’estensione diretta di essa. WhatsApp, i social, le email sono tutti palcoscenici dove il nostro dialogo interno si manifesta in forma scritta, visibile, analizzabile.

La prossima volta che ti ritrovi a scrivere “scusa se ti disturbo” per la quinta volta in una giornata, fermati. Chiediti: sto davvero disturbando, o è la mia insicurezza che parla? La tua voce, le tue richieste, le tue opinioni hanno valore. Non hanno bisogno di essere precedute da scuse o minimizzazioni per essere legittime.

Riconoscere questi pattern nei tuoi messaggi non serve a giudicarti. Serve a conoscerti meglio, a capire cosa sta succedendo dentro di te. È un’opportunità per guardarti allo specchio digitale e decidere consapevolmente come vuoi comunicare, come vuoi presentarti al mondo, come vuoi trattare te stesso.

Perché alla fine, ogni messaggio che invii è anche un messaggio che mandi a te stesso su quanto credi di valere. Forse è arrivato il momento di iniziare a inviare messaggi più gentili, più sicuri, più rispettosi della tua voce e del tuo spazio nel mondo. Non come atto di arroganza, ma come atto di giustizia verso te stesso.

Il tuo modo di scrivere su WhatsApp può rivelare insicurezze, certo. Ma può anche diventare uno strumento di cambiamento, un campo di allenamento per l’assertività e la sicurezza. Tutto parte dalla consapevolezza. Il resto è pratica, pazienza e un bel po’ di gentilezza verso quella persona che ogni giorno prova a comunicare, connettersi e sentirsi finalmente abbastanza.

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