Quando acquistiamo una confezione di tè al supermercato, raramente ci soffermiamo a esaminare con attenzione le informazioni nutrizionali riportate sulla scatola. Eppure, dietro quelle tabelle apparentemente innocue si nasconde un problema che coinvolge molti consumatori: la difficoltà di comprendere con precisione cosa stiamo per bere e in quale quantità. La questione non riguarda solo chi è attento alla linea o segue particolari regimi alimentari, ma un diritto fondamentale: sapere esattamente cosa introduciamo nel nostro organismo, soprattutto quando si tratta di sostanze come la caffeina o di eventuali zuccheri aggiunti che possono influenzare la nostra salute quotidiana.
Il labirinto delle porzioni sulla confezione
Aprite una qualsiasi scatola di tè e osservate la tabella nutrizionale. Noterete immediatamente che i valori vengono quasi sempre espressi “per tazza” o “per porzione”. Ma qui sorge il primo interrogativo: quale tazza? Da 150 millilitri come una tazzina da caffè, da 200 millilitri come una tazza da tè classica, oppure da 250 millilitri come un mug di stile anglosassone?
Non esiste un unico standard internazionale di “tazza” in termini di volume. Nelle linee guida dietetiche statunitensi la “cup” è definita come 240 ml, mentre in molte ricette europee la porzione di bevanda calda è considerata di 200-250 ml. Questa mancata standardizzazione pratica crea una certa opacità per chi si limita a leggere solo “per tazza” senza prestare attenzione ai millilitri effettivi indicati.
Un tè nero che dichiara 30 mg di caffeina “per tazza” riferendosi a 150 ml non è paragonabile a uno che indica lo stesso valore per 250 ml. La concentrazione per 100 ml cambia sensibilmente, e il consumatore che non guarda al volume riportato potrebbe non accorgersene, assumendo quantità diverse da quelle che immagina.
Quando la bustina diventa un’incognita
Un altro aspetto critico riguarda la quantità effettiva di prodotto contenuta in ogni filtro. Le confezioni non sempre specificano in modo evidente quanti grammi di foglie di tè sono presenti in ciascuna bustina; spesso il dato è solo ricavabile dividendo il peso netto totale per il numero di filtri, un calcolo che molti consumatori non fanno spontaneamente.
Studi sulle bustine commerciali mostrano che il contenuto può variare tipicamente da circa 1,5 a oltre 3 grammi per bustina, a seconda del marchio e del tipo di tè. Se non sappiamo quanti grammi di tè stiamo utilizzando e in quanta acqua lo stiamo infondendo, diventa difficile stimare l’assunzione di sostanze attive. La composizione dell’infuso dipende infatti dalla quantità di tè, dal volume d’acqua e dal tempo di infusione.
Il caso della caffeina invisibile
La caffeina è una sostanza psicoattiva naturale presente nel tè, nel caffè e in altre bevande. Molte persone monitorano con attenzione il consumo di caffè, ma tendono a sottovalutare il contributo del tè semplicemente perché le informazioni disponibili sono meno intuitive e più frammentate.
Rassegne scientifiche indicano che una tazza standard di tè nero preparata con 2 grammi di foglie in 200-240 ml di acqua contiene in media circa 40-70 mg di caffeina, mentre il tè verde ne contiene in genere 20-45 mg per tazza, con ampie variazioni legate a tipo di tè, grammatura e tempo di infusione. In assenza di indicazioni chiare sul contenuto di caffeina per tazza effettiva, con specifica di grammi di tè e millilitri d’acqua, il consumatore ha difficoltà a valutare quanto sta assumendo rispetto ai livelli ritenuti sicuri. L’EFSA considera sicuro 400 mg caffeina giornalieri per gli adulti sani, con un limite di 200 mg per singola assunzione, ma come monitorare questi valori se le etichette non offrono dati chiari e confrontabili?

Gli zuccheri nascosti nell’ombra
La situazione si complica con tè aromatizzati, al gusto di frutta o con miscele che includono altri ingredienti. Le tabelle nutrizionali riportano correttamente i valori per 100 ml di infuso, ma alcuni prodotti istantanei o miscele per bevande al tè possono contenere zuccheri o dolcificanti già nella formulazione secca.
In questi casi, la presenza di zuccheri aggiunti deve essere indicata nella lista ingredienti e riflessa nella dichiarazione nutrizionale per 100 grammi e per porzione. La difficoltà per il consumatore nasce quando la porzione indicata non è immediatamente confrontabile con altri prodotti che usano volumi o grammature diverse. Per chi deve monitorare l’assunzione di zuccheri per motivi di salute, OMS raccomanda limitare zuccheri liberi al 10% dell’energia totale giornaliera. Anche piccole quantità di zucchero presenti direttamente nel prodotto, oltre a quelle eventualmente aggiunte in tazza, possono avere un impatto da valutare con attenzione.
Come difendersi da informazioni incomplete
Di fronte a questo scenario, il consumatore consapevole può adottare alcune strategie pratiche per orientarsi meglio tra prodotti diversi e fare scelte più informate:
- Cercate sempre i valori riferiti a 100 grammi di prodotto: la normativa europea impone che la dichiarazione nutrizionale sia espressa obbligatoriamente per 100 grammi o per 100 ml, parametro che consente confronti oggettivi tra prodotti diversi
- Verificate il peso netto della confezione e dividetelo per il numero di bustine: ottenete così il peso medio di ogni filtro, informazione che talvolta non è evidenziata singolarmente ma può essere ricavata con un semplice calcolo
Il diritto a un’informazione trasparente
La normativa europea in materia di etichettatura alimentare prevede che le informazioni fornite ai consumatori siano accurate, chiare e facilmente comprensibili e che non inducano in errore riguardo a caratteristiche, natura o composizione dell’alimento. Nel caso specifico del tè, pur nel rispetto formale della legge, la scelta di enfatizzare solo il dato “per tazza” senza che il consumatore presti attenzione al volume o alla grammatura può ridurre la trasparenza percepita.
Sarebbe sufficiente che ogni confezione riportasse in modo ben visibile il peso della singola bustina, il volume d’acqua consigliato per l’infusione e i valori nutrizionali riferiti sia a 100 grammi di prodotto secco sia alla porzione effettivamente preparata secondo le indicazioni. Queste informazioni aiuterebbero a rendere più comprensibile il confronto tra prodotti e permetterebbero scelte più consapevoli.
L’unico vero strumento a disposizione del consumatore rimane una lettura critica e attenta delle etichette, facendo caso non solo alle diciture “per tazza” ma anche ai grammi di prodotto e ai millilitri di acqua di riferimento. In un contesto in cui la caffeina e gli zuccheri liberi sono oggetto di raccomandazioni quantitative precise da parte di organismi internazionali, una tazza di tè dovrebbe contenere più chiarezza e meno incertezza. La trasparenza non è solo un obbligo normativo, ma un diritto dei consumatori che merita di essere rispettato anche attraverso scelte comunicative che vadano oltre il mero adempimento formale.
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