La scienza della personalità ha dedicato decenni di ricerca a capire cosa spinge alcune persone a tradire più facilmente di altre. E sì, esistono dei pattern comportamentali ricorrenti, dei tratti caratteriali che statisticamente si presentano più spesso in chi finisce per avere relazioni extraconiugali. Ma attenzione: stiamo parlando di fattori di rischio, non di sentenze scolpite nella pietra. È un po’ come dire che fumare aumenta il rischio di problemi polmonari, ma non tutti i fumatori si ammalano e non tutti i malati hanno fumato.
Quello che vogliamo fare qui è darti gli strumenti per capire meglio te stesso e le tue relazioni. Perché conoscere questi meccanismi psicologici non serve per trasformarti in un detective paranoico o per giustificare comportamenti sbagliati. Serve per costruire relazioni più consapevoli, più solide, più oneste. E magari per lavorare su quegli aspetti di noi stessi che potrebbero renderci vulnerabili prima che diventino un problema reale.
Cosa Dice Davvero la Ricerca Scientifica sul Tradimento
La psicologia della personalità ha fatto un lavoro certosino negli ultimi anni. Gli studi hanno incrociato dati dal modello dei Big Five, ovvero i cinque grandi fattori di personalità che tutti abbiamo in proporzioni diverse, con la Teoria dell’Attaccamento che ci spiega come ci leghiamo agli altri, fino ad arrivare alla cosiddetta Triade Oscura della personalità. Quest’ultima è un cluster di tre tratti piuttosto spicci: narcisismo, machiavellismo e psicopatia. Prima che tu scappi urlando, sappi che avere sfumature di questi tratti non ti rende automaticamente un mostro.
Uno studio del 2005 condotto da Shackelford e colleghi ha analizzato 205 coppie sposate e ha trovato correlazioni significative tra certi tratti di personalità e la tendenza a intraprendere relazioni extraconiugali. In particolare, sono emersi con forza elementi come la bassa coscienziosità e il narcisismo. Altri studi pubblicati su riviste come Personality and Individual Differences hanno confermato questi pattern in diversi contesti culturali.
Ma la cosa più importante da capire è questa: non esiste un profilo unico del traditore. Non c’è una formula magica tipo “se hai questi tre tratti allora tradisci al cento per cento”. La realtà è molto più sfumata. Questi tratti aumentano la probabilità statistica, ma devono combinarsi con fattori relazionali, opportunità, momenti di crisi nella coppia. È l’insieme che fa la differenza.
I Cinque Tratti di Personalità che Rendono Più Vulnerabili all’Infedeltà
Il Cercatore di Emozioni Forti: Quando la Routine Diventa una Prigione
Conosci quella persona che si annoia facilmente? Quella che ha sempre bisogno di provare qualcosa di nuovo, che si butta negli sport estremi, che cambia hobby ogni tre mesi, che non riesce a stare ferma? In psicologia questo tratto si chiama sensation seeking, e gli studi lo collegano direttamente a una maggiore propensione all’infedeltà.
Una ricerca del 2002 pubblicata sul Journal of Research in Personality ha dimostrato che le persone con alti livelli di sensation seeking hanno una correlazione positiva con comportamenti sessuali promiscui. Il motivo è piuttosto semplice da capire: per loro la routine quotidiana di una relazione stabile è come essere in gabbia. Quello che per la maggior parte delle persone è confortevole stabilità, per loro diventa una noia mortale.
Il brivido di una nuova conquista, l’adrenalina del proibito, la scarica emotiva di un flirt segreto diventano irresistibili. Non perché non amino il partner, ma perché il loro cervello è letteralmente programmato per cercare stimoli sempre nuovi e intensi. È lo stesso meccanismo che li spinge a fare paracadutismo o a cambiare carriera all’improvviso.
Questo non significa che tutte le persone avventurose siano destinate a tradire. Assolutamente no. Ma significa che chi ha questo tratto deve esserne consapevole e trovare modi sani per soddisfare quel bisogno di novità. Progetti stimolanti con il partner, viaggi, nuove esperienze condivise possono fare la differenza tra una relazione che implode e una che resta viva ed eccitante.
L’Impulsivo Cronico: Quando Non Esiste il Tasto Pausa
L’impulsività è un altro grande protagonista nelle ricerche sull’infedeltà. Parliamo di quella tendenza ad agire d’istinto, senza fermarsi un attimo a riflettere su cosa potrebbe succedere dopo. Nel 2021 uno studio ungherese condotto su 1.129 adulti e pubblicato su Current Psychology ha rilevato che l’impulsività predice significativamente l’infedeltà relazionale.
Chi è molto impulsivo ha un problema con quello che gli psicologi chiamano delay of gratification, cioè la capacità di rimandare una gratificazione immediata per ottenere un beneficio maggiore nel futuro. È il classico esperimento del marshmallow con i bambini: resisti alla tentazione di mangiarne uno adesso e ne avrai due dopo. Gli impulsivi mangiano subito il marshmallow. Sempre.
Quando si presenta l’opportunità di un’avventura, la persona impulsiva non pensa “E se mio partner lo scoprisse? Come mi sentirei dopo? Quanto dolore causerei?”. Il cervello va direttamente a “Questa cosa mi eccita adesso, la voglio adesso”. Fine della storia. Zero calcolo delle conseguenze.
Questo tratto emerge anche in tanti altri ambiti della vita: acquisti compulsivi, decisioni lavorative prese di pancia, progetti iniziati con entusiasmo e abbandonati dopo una settimana. Se ti riconosci in questa descrizione, la buona notizia è che si può lavorarci. Terapie cognitive e tecniche di regolazione emotiva possono aiutarti a sviluppare quella preziosa pausa tra impulso e azione. Quella pausa che ti salva dalla catastrofe.
L’Affamato di Validazione: Quando l’Autostima Dipende dagli Altri
Ecco uno dei tratti più insidiosi e, paradossalmente, più diffusi: il bisogno cronico di sentirsi desiderati e ammirati. Questo aspetto è strettamente collegato al narcisismo, in particolare a quello che gli psicologi chiamano narcisismo vulnerabile. Uno studio del 2016 pubblicato su Frontiers in Psychology ha confermato che il narcisismo correla con l’infedeltà, soprattutto quello caratterizzato da un costante bisogno di ammirazione.
Sembra strano, vero? Come può una persona narcisista, che appare così sicura di sé, avere problemi di autostima? Ecco il trucco: dietro quella facciata di sicurezza c’è spesso un’autostima fragilissima, che ha bisogno di continue conferme esterne per non crollare. È come un castello di carte che regge solo finché c’è qualcuno a guardarlo ammirato.
Per queste persone, ogni nuova conquista è una dose di droga psicologica. Ogni sguardo ammirato, ogni complimento, ogni messaggio carico di desiderio diventa la prova tangibile del proprio valore. Il problema è che, come tutte le droghe, l’effetto dura poco. Serve sempre una dose più massiccia per provare la stessa sensazione. Così anche se la relazione principale va benissimo, il bisogno di sentirsi speciali e irresistibili spinge a cercare nuove conferme.
Questo tratto non si manifesta solo nelle relazioni sentimentali. Chi ha un bisogno cronico di validazione tende a essere sempre al centro dell’attenzione in ogni contesto, fatica tremendamente ad accettare le critiche, vive i periodi in cui non riceve attenzioni come vuoti esistenziali insopportabili. La soluzione? Costruire un’autostima autentica che viene da dentro, non dallo sguardo degli altri. È un lavoro lungo ma possibile, spesso con l’aiuto di un percorso terapeutico.
L’Allergico agli Impegni: Quando Promettere fa Paura
Nel modello dei Big Five della personalità esiste un fattore chiamato coscienziosità, che indica affidabilità, senso del dovere, capacità di mantenere le promesse. Uno studio del 2005 pubblicato su Personality and Individual Differences ha trovato che la bassa coscienziosità predice l’infedeltà in modo significativo. Chi ha bassi livelli di questo tratto fa fatica con gli impegni a lungo termine. Punto.
Mantenere una relazione monogama richiede coerenza tra quello che dici e quello che fai. Richiede di rispettare un patto anche quando è faticoso, anche quando qualcun altro sembra più interessante, anche quando la routine ti pesa. Chi ha difficoltà con gli impegni prolungati si sente intrappolato dalle promesse, vive il vincolo come una limitazione insopportabile della propria libertà.
Questo tratto si intreccia spesso con gli stili di attaccamento, in particolare con quello che si chiama attaccamento evitante. Sono persone che hanno paura di dipendere troppo dall’altro, che scappano quando la relazione diventa troppo intima e profonda. Non è cattiveria o mancanza di sentimenti: è un meccanismo di protezione da una vulnerabilità che terrorizza.
Questi pattern si vedono anche altrove nella vita: difficoltà a portare a termine progetti lavorativi, tendenza a cambiare spesso obiettivi, fatica a mantenere amicizie durature. La Teoria dell’Attaccamento, applicata alle relazioni adulte da Hazan e Shaver in uno studio fondamentale del 1987, ci insegna che questi schemi si formano nell’infanzia ma possono essere modificati in età adulta. Riconoscere la propria paura dell’intimità è già metà del lavoro. L’altra metà è trovare il coraggio di affrontarla.
L’Instabile Emotivo: Quando le Emozioni Sono Come Montagne Russe
L’ultimo tratto è forse il più complesso: l’instabilità emotiva, che nel modello dei Big Five corrisponde a livelli alti di nevroticismo. Le ricerche mostrano una correlazione significativa tra questo tratto e l’infedeltà, soprattutto quando il tradimento nasce da rabbia, insicurezza, bisogno disperato di rassicurazione o vendetta.
Chi presenta alta instabilità emotiva vive tutto amplificato. Le gioie sono euforiche, le delusioni sono devastanti, la noia emotiva diventa un vuoto insopportabile. Queste persone hanno bisogno di intensità emotiva costante per non sentirsi vuote, e quando la relazione attraversa quei momenti fisiologici di calma, possono cercare altrove quella scarica.
Questo tratto si intreccia strettamente con l’attaccamento ansioso, uno stile di attaccamento insicuro in cui si vive nella paura costante di essere abbandonati. Chi ha questo tipo di attaccamento ha bisogno di continue rassicurazioni d’amore, interpreta ogni piccolo segnale come conferma dei propri timori. Uno studio del 2013 pubblicato su Personal Relationships ha rilevato che l’attaccamento ansioso predice maggiore probabilità di infedeltà.
Paradossalmente, possono tradire proprio per cercare quella conferma, per rendere geloso il partner e testare il suo amore, o per proteggersi preemptivamente dalla temuta perdita. È un meccanismo di regolazione emotiva completamente disfunzionale: invece di comunicare le proprie paure e insicurezze, cercano una via di fuga che ovviamente non risolve nulla ma peggiora tutto.
Non È una Condanna: È una Mappa per Conoscersi Meglio
Dopo aver letto tutto questo, potresti sentirti a disagio. Forse ti sei riconosciuto in uno o più di questi tratti. Forse li hai riconosciuti nel tuo partner. Prima di precipitare nel panico, ricorda il punto di partenza: questi sono fattori di rischio, non profezie che si autoavverano.
Moltissime persone con questi tratti mantengono relazioni fedeli, soddisfacenti e durature per tutta la vita. La differenza sta nella consapevolezza. Conoscere le proprie vulnerabilità è potere. Se sai di avere un alto bisogno di novità, puoi lavorare per soddisfarlo in modi che arricchiscono la tua relazione invece di distruggerla. Se riconosci la tua impulsività, puoi sviluppare strategie per creare quella pausa riflessiva salvavita. Se scopri di avere un bisogno cronico di validazione, puoi intraprendere un percorso per costruire un’autostima più solida e indipendente.
La psicologia non serve per etichettare o condannare. Serve per capire, per crescere, per costruire relazioni più autentiche. E questo vale sia per chi teme di poter tradire, sia per chi vuole semplicemente capire meglio le dinamiche della propria coppia.
Il Ruolo Cruciale della Comunicazione e della Prevenzione
Una cosa emerge chiarissima da tutte le ricerche: i tratti di personalità da soli non bastano a spiegare il tradimento. Servono anche fattori contestuali e relazionali. Una coppia con comunicazione aperta, capacità di affrontare i conflitti in modo costruttivo, intimità emotiva oltre che fisica, ha molte più risorse per navigare i momenti difficili senza che nessuno dei due cerchi rifugio altrove.
L’insoddisfazione relazionale, la distanza emotiva, la mancanza di dialogo sui bisogni reciproci creano il terreno fertile dove questi tratti di personalità si esprimono sotto forma di infedeltà. Ma se la coppia sa riconoscere per tempo i segnali di disagio, se i partner hanno il coraggio di dirsi “Sento che ci stiamo allontanando” o “Ho bisogno di maggiore intimità”, molti tradimenti possono essere prevenuti.
Prevenire non significa controllare ossessivamente l’altro o vivere nella paranoia. Significa costruire insieme una relazione in cui entrambi si sentano liberi di esprimere dubbi, paure, bisogni, senza timore di essere giudicati. Significa ricordare che la coppia è un organismo vivo che ha bisogno di cure, attenzioni e rinnovamento continuo.
Facciamo una precisazione fondamentale: comprendere i meccanismi psicologici dell’infedeltà non significa giustificarla. Tradire causa dolore, distrugge la fiducia, può lasciare cicatrici profonde. Nessuna ricerca scientifica o tratto di personalità può rendere accettabile ferire consapevolmente chi amiamo. Allo stesso tempo, è importante distinguere l’infedeltà dalla non-monogamia consensuale. Relazioni aperte, poliamore e altri modelli relazionali basati su comunicazione onesta e rispetto reciproco non hanno nulla a che vedere col tradimento. Lì non c’è inganno, non c’è violazione di un patto.
L’obiettivo qui non è stigmatizzare chi ha determinati tratti di personalità, né fornire scuse a chi tradisce. L’obiettivo è diffondere consapevolezza: quella consapevolezza che permette di riconoscere le proprie zone d’ombra prima che diventino comportamenti distruttivi, quella consapevolezza che ci rende partner migliori e persone più integre.
La psicologia ci insegna che siamo creature complesse, mosse da forze che spesso non comprendiamo appieno. Ma ci insegna anche che la conoscenza di sé è il primo passo verso il cambiamento. Che possiamo sempre scegliere la consapevolezza sulla negazione, la comunicazione sul silenzio, la crescita sulla stagnazione, l’integrità sulla convenienza del momento. Alla fine, che tu presenti uno, tre o tutti e cinque questi tratti, la domanda fondamentale rimane la stessa: che tipo di persona vuoi essere nelle tue relazioni? Che tipo di coppia vuoi costruire? La risposta a queste domande vale più di qualsiasi predisposizione caratteriale.
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