Quando acquistiamo un vasetto di verdure sott’olio al supermercato, l’immagine che ci viene in mente è quella della tradizione: melanzane, carciofi o peperoni conservati come facevano le nostre nonne, con olio, aceto e poco altro. La realtà dei prodotti industriali, però, racconta spesso una storia diversa. Dietro quell’apparenza genuina si nasconde un uso sistematico di additivi conservanti che raramente vengono comunicati in modo trasparente al consumatore, creando un divario tra percezione e realtà.
La differenza tra etichetta frontale e lista ingredienti
Il primo errore che commettiamo è fermarci all’etichetta frontale. Quando leggiamo “preparato come una volta” o vediamo immagini bucoliche di orti e tradizioni familiari, il nostro cervello smette di fare domande. Eppure, è proprio girando il vasetto e leggendo attentamente la lista degli ingredienti che emergono le sorprese. Tra i vari componenti, spesso stampati in caratteri microscopici, compaiono sigle e sostanze che con la tradizione hanno ben poco a che fare.
I solfiti, ad esempio, sono conservanti ampiamente utilizzati nell’industria alimentare e identificati con le sigle da E220 a E228. Questi additivi, autorizzati dalla normativa europea, svolgono una funzione antiossidante e antimicrobica: prevengono l’ossidazione e mantengono il colore brillante delle verdure. Rappresentano però anche uno degli allergeni più comuni, capaci di scatenare reazioni che vanno dalla semplice cefalea a problemi respiratori seri, soprattutto in soggetti asmatici o sensibili.
L’acido ascorbico: vitamina C o additivo industriale?
Un altro elemento che merita attenzione è l’acido ascorbico, identificato con la sigla E300. Molti consumatori lo associano immediatamente alla vitamina C, quindi a qualcosa di salutare e naturale. Quando viene inserito nei sottoli industriali, però, la sua funzione non è quella di arricchire il prodotto dal punto di vista nutrizionale, ma di agire come antiossidante per prolungare la shelf life e mantenere inalterato l’aspetto del prodotto sugli scaffali per mesi.
La distinzione è sottile ma fondamentale: l’acido ascorbico utilizzato come additivo alimentare viene prodotto sinteticamente a partire dal glucosio attraverso processi industriali. Il problema non è tanto la sostanza in sé, autorizzata e considerata sicura dalle autorità competenti, quanto la mancanza di consapevolezza del consumatore che acquista convinto di portare a casa un prodotto genuino senza additivi.
Perché questi additivi non vengono evidenziati
La normativa europea, attraverso il Regolamento UE 1169/2011, obbliga i produttori a elencare tutti gli ingredienti, additivi compresi, nell’etichetta. Tuttavia, non esiste alcun obbligo di evidenziarli sulla parte frontale della confezione o di spiegarli in modo comprensibile, a meno che non si tratti di allergeni principali. Questa asimmetria informativa gioca a favore di chi produce e a sfavore di chi consuma.
Le strategie di marketing puntano su immagini evocative e claim rassicuranti che distraggono dalla lettura dell’etichetta completa. Espressioni come “ricetta tradizionale”, “fatto con passione” o “sapore autentico” creano un alone di naturalità che difficilmente corrisponde alla composizione reale del prodotto. Il consumatore medio, di fronte a questi messaggi, abbassa la guardia e non approfondisce.

I rischi per la salute che non possiamo ignorare
Al di là delle reazioni allergiche conclamate, esiste un problema più subdolo legato all’esposizione cronica a piccole dosi di additivi. Mentre un singolo vasetto di verdure sott’olio non rappresenta un pericolo, il consumo regolare di prodotti industriali contenenti conservanti può avere effetti cumulativi che meritano attenzione.
Studi scientifici hanno evidenziato come i solfiti possano interferire con l’assorbimento della tiamina, una vitamina del gruppo B fondamentale per il metabolismo energetico, e causare disturbi gastrointestinali in soggetti sensibili. L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare e la Food and Drug Administration americana hanno documentato che i solfiti sono noti per provocare reazioni avverse negli asmatici, inclusi broncospasmo e sintomi respiratori. Per le persone con intolleranze specifiche che, ignare della presenza di questi additivi, consumano prodotti ritenuti sicuri, possono manifestarsi sintomi apparentemente inspiegabili.
Come difendersi: la lista della spesa consapevole
La buona notizia è che difendersi non è impossibile, ma richiede un cambio di abitudine nella fase di acquisto. Alcuni accorgimenti pratici possono fare la differenza: leggere sempre l’etichetta completa, non solo quella frontale, dedicando particolare attenzione alla sezione ingredienti; conoscere le sigle degli additivi più comuni, soprattutto quelle relative ai solfiti (E220-E228) e agli antiossidanti come l’acido ascorbico (E300); diffidare dei claim troppo generici che evocano tradizione senza fornire informazioni concrete sulla composizione. Preferire prodotti con liste ingredienti brevi, dove ogni componente è riconoscibile e comprensibile, valutare alternative artigianali o la preparazione casalinga quando possibile, e prestare particolare attenzione se si soffre di asma o altre condizioni respiratorie.
Il valore della trasparenza nell’industria alimentare
Come consumatori abbiamo il diritto di sapere esattamente cosa stiamo portando in tavola. L’industria alimentare ha il dovere morale di comunicare in modo chiaro e onesto, senza nascondersi dietro strategie di marketing ambigue. La presenza di additivi, autorizzati e regolamentati, non è necessariamente un male assoluto, ma deve essere dichiarata in modo esplicito e comprensibile, permettendo a ciascuno di fare scelte informate in base alle proprie esigenze di salute.
I sottoli rappresentano solo un esempio di una dinamica molto più ampia che attraversa gran parte dei prodotti confezionati. Sviluppare un approccio critico e consapevole verso ciò che acquistiamo non significa diventare ossessionati dal controllo, ma semplicemente esercitare un diritto fondamentale: quello alla salute e all’informazione corretta. Ogni volta che giriamo un vasetto e leggiamo con attenzione la lista degli ingredienti, compiamo un piccolo atto di tutela verso noi stessi e le nostre famiglie, scegliendo con maggiore consapevolezza cosa portare sulla nostra tavola.
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