Quando i nonni si siedono accanto ai nipoti per aiutarli con i compiti, spesso si scontrano con un mondo scolastico che sembra parlare una lingua diversa. I metodi didattici sono cambiati radicalmente: dove una volta si imparava attraverso la ripetizione meccanica, oggi dominano approcci come l’apprendimento cooperativo, le mappe concettuali e il lavoro sulle competenze trasversali. Questo scenario può far sentire i nonni inadeguati, come se il loro bagaglio di esperienza perdesse improvvisamente valore. Eppure questa percezione nasconde una verità diversa: i nonni possiedono risorse educative e relazionali che la scuola formale, da sola, non può replicare.
Il valore nascosto dell’esperienza educativa dei nonni
La sensazione di inadeguatezza che molti nonni provano di fronte ai quaderni dei nipoti è comprensibile ma fuorviante. Gli studi sul ruolo dei nonni indicano che il loro coinvolgimento può avere effetti positivi sul benessere emotivo dei bambini e degli adolescenti: una ricerca su giovani afroamericani ha rilevato che la presenza di un nonno in famiglia è associata a minori sintomi depressivi e a minore comportamento deviante. Un altro studio su famiglie musulmane e indù ha riscontrato un migliore adattamento comportamentale nei bambini quando i nonni erano coinvolti nella loro cura. Una revisione di 26 studi internazionali ha concluso che il coinvolgimento dei nonni può influenzare in modo significativo vari esiti di salute e benessere dei bambini.
Questi effetti positivi non dipendono dal fatto che i nonni conoscano le più recenti metodologie didattiche, ma dal tipo di relazione che offrono: tempo condiviso, ascolto, sostegno affettivo e una minore pressione valutativa rispetto a quella tipica del rapporto genitori-figli. Ricerche sul supporto emotivo familiare mostrano che la presenza di adulti significativi non genitori, come i nonni, può contribuire alla resilienza e al benessere psicologico dei minori.
Il problema quindi non risiede nella competenza scolastica dei nonni, ma nell’approccio. Cercare di sostituirsi all’insegnante sul piano tecnico-didattico è spesso frustrante, mentre assumere un ruolo di facilitatori della curiosità rende il loro contributo particolarmente efficace e complementare alla scuola.
Strategie concrete per superare l’ostacolo dei nuovi metodi
Abbracciare l’apprendimento condiviso
Quando un nonno ammette apertamente di non conoscere un metodo didattico, compie un gesto educativo importante. Dire “Questa cosa non la conosco, scopriamola insieme” trasforma il momento dei compiti in un percorso condiviso. Questa modalità, che rientra nelle pratiche di apprendimento cooperativo e di co-costruzione della conoscenza, aiuta i bambini a vedere l’ignoranza non come una vergogna, ma come il punto di partenza dell’apprendimento. La letteratura sull’educazione al pensiero critico indica che approcci basati su esplorazione congiunta, domande e riflessione favoriscono lo sviluppo di abilità di problem solving rispetto alla sola trasmissione di spiegazioni preconfezionate.
Collegare le materie alla vita reale
I nonni possiedono un patrimonio di esempi concreti che nessun libro di testo può sostituire completamente. Un problema matematico sulle percentuali diventa più significativo se collegato al calcolo degli sconti al mercato o alla gestione del bilancio familiare. La geografia prende vita attraverso i ricordi di viaggi o migrazioni, la storia diventa comprensibile quando è intrecciata con la memoria familiare e gli eventi vissuti.
La ricerca in psicologia dell’educazione mostra che l’apprendimento contestualizzato e l’uso di esempi legati alla vita quotidiana migliorano in modo significativo la comprensione e la ritenzione rispetto a una presentazione puramente astratta. Collegare i concetti astratti a situazioni concrete ed esperienze personali facilita l’assimilazione delle informazioni e le rende più memorabili nel lungo periodo.
Utilizzare le domande invece delle risposte
Di fronte a un nipote demotivato, fornire subito le risposte può ridurre temporaneamente la fatica, ma rischia di alimentare dipendenza e passività. Un approccio supportato dalla letteratura educativa prevede l’uso di domande aperte: “Secondo te perché l’autore ha scritto questa frase?”, “Come potresti verificare se questo risultato è corretto?”, “Cosa cambierebbe se modificassimo questo elemento?”. Studi sulle pratiche di insegnamento basate su domande mostrano che le domande aperte e di alto livello cognitivo favoriscono pensiero critico, autonomia e motivazione intrinseca rispetto alle domande chiuse o alla semplice spiegazione frontale.

Affrontare la scarsa motivazione con strumenti emotivi
La demotivazione scolastica dei bambini raramente è legata solo alle capacità cognitive: spesso coinvolge frustrazione, ansia da prestazione o la percezione che ciò che si studia non abbia significato. La letteratura su ansia scolastica e motivazione mostra che fattori emotivi e relazionali incidono fortemente sul rendimento e sull’atteggiamento verso lo studio. I nonni, essendo generalmente meno coinvolti nell’aspetto valutativo, possono cogliere e modulare queste dimensioni emotive con maggiore libertà.
Creare rituali positivi intorno allo studio
Trasformare il momento dei compiti in un rituale prevedibile e piacevole modifica il vissuto emotivo dello studio. Una piccola merenda preparata insieme prima di iniziare, un angolo della casa dedicato che diventa “la nostra postazione”, una breve passeggiata al termine come chiusura: questi rituali creano un contesto di sicurezza e di relazione positiva. Ricerche sulle routine familiari e l’apprendimento indicano che rituali stabili e contesti emotivamente sicuri sono associati a migliore adattamento e a un atteggiamento più positivo verso la scuola.
Non si tratta di corrompere il bambino con ricompense materiali, ma di associare lo studio a un’esperienza relazionale gratificante, in linea con quanto suggerito dagli approcci che valorizzano il clima emotivo e relazionale nell’apprendimento.
Celebrare lo sforzo, non solo il risultato
Uno degli errori più comuni consiste nel lodare esclusivamente i risultati brillanti o l’intelligenza. La psicologa Carol Dweck della Stanford University ha dimostrato, in una serie di studi sperimentali, che elogiare l’impegno, le strategie e la perseveranza piuttosto che l’intelligenza innata favorisce lo sviluppo di una mentalità di crescita, associata a maggiore resilienza di fronte alle difficoltà e a una motivazione più stabile nel tempo. In uno dei suoi studi classici, i bambini elogiati per l’impegno mostravano una maggiore propensione a scegliere compiti difficili e a persistere più a lungo rispetto a quelli elogiati per l’intelligenza.
Un nonno può quindi dire: “Ho notato quanto ti sei impegnato con questo esercizio difficile, hai provato tre strategie diverse” invece di “Bravo, sei intelligente”. Questo cambiamento linguistico è coerente con le evidenze empiriche sul ruolo del feedback nel promuovere la mentalità di crescita e la motivazione a lungo termine.
Quando chiedere supporto diventa forza
Riconoscere i propri limiti e comunicare apertamente con i genitori non rappresenta un fallimento, ma un atto di responsabilità. Il coordinamento tra adulti di riferimento è indicato dalla letteratura come fattore protettivo per il benessere dei bambini e per la coerenza educativa. I nonni possono proporre un confronto periodico con i figli per comprendere meglio gli obiettivi scolastici, oppure suggerire modalità alternative di supporto: letture condivise, visite a musei, attività pratiche che rinforzano gli apprendimenti senza la pressione dei compiti formali.
In alcuni casi può essere utile che i nonni si concentrino sulle materie o attività che sentono più affini, come la lettura, la storia familiare, la manualità o l’educazione civica informale, lasciando ad altri il supporto nelle discipline meno familiari. Questa forma di specializzazione naturale valorizza i punti di forza di ciascuno e riduce il rischio di frustrazione per nonni e nipoti.
I nipoti non hanno bisogno di nonni che siano insegnanti perfetti o esperti dei metodi didattici contemporanei. Hanno bisogno di adulti presenti che trasmettano curiosità, pazienza e la certezza che apprendere è un viaggio che dura tutta la vita. La presunta inadeguatezza dei nonni può trasformarsi così in un dono prezioso: mostrare, con l’esempio, che imparare significa rimanere aperti, umili e meravigliati a qualsiasi età.
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